VIAGRANDE. La storia della 35enne Suela per “ dire no” alla violenza

Suela,  trentacinquenne, albanese, da tempo residente a Viagrande, con la sua coraggiosa narrazione sulle violenze subite, assieme al figlioletto, da parte del marito orco e manesco, ha commosso il numeroso  pubblico presente , ieri sera, nella sala consiliare per  la seduta straordinaria al fine di votare  una “mozione propositiva per contrastare la violenza sulle donne”, approvata(inutile dirlo)  all’unanimità. Di veramente straordinario- dal punto di vista umano- è stato, però,  il racconto di Suela, sostenuta e incoraggiata  dai suoi angeli custodi, l’assessore alle Pari opportunità, Rosanna Cristaldi, e l’assistente sociale  Viviana Castiglione. Da aggiungere che la storia di Suela ha varcato i limiti del piccolo paese di Viagrande tant’è vero che  è stata invitata dalla presidente Boldrini, domani,  nella manifestazione di Roma.

«Sono nata e cresciuta in una famiglia molto umile, dove onore e rispetto erano tutto e dove i panni sporchi si lavano sempre in casa». Inizia così il racconto di Suela, in un silenzio irreale, già reso drammatico dalla rievocazione , da parte di Giovanna Zizzo  dell’assassinio della figlia  Laura, la sfortunata ragazzina puntese uccisa dal padre.

«A quindici anni mi hanno fatto abbandonare la scuola: in famiglia dicevano che  per servire marito e figli, la scuola non mi serviva», ecco un altro passaggio del racconto di Suela. Proprio qualche minuto prima, invece la dottoressa Giusi Scalia e, dopo, la professoressa Serena Marino, del Comprensivo Verga, nei loro interventi, avevano puntualizzato che è importante far rete anche con le locali realtà scolastiche.

«Il 6/61999 –  e qui la voce di Suela, seppur nitida, denuncia evidente  emozione-  data del mio matrimonio, la ricordo come la data della mia condanna. A tre settimane dal matrimonio, dopo le continue violenze fisiche  e psicologiche da parte di mio marito, volevo tornarmene nella casa paterna: cosa impossibile perché per loro era una vera vergogna. Sono arrivata al punto di non volere più la vita: mi sentivo sola, abbandonata e umiliata. La nascita di mio figlio, nel 2001( mi ero già trasferita a Viagrande), non ha messo fine alla violenza. Lasciare mio marito significava abbandonare anche mio figlio che “era suo”: non lo avrei mai fatto e continuavo a subire violenze. Dopo le ultime percosse (ma siamo già al 2016), una persona amica mi ha fissato un appuntamento con il maresciallo Giovanni Finocchiaro».

Il maresciallo Finocchiaro,  ieri sera era presente, in aula , assieme al comandante Vito Saverio Girardi , al comandante della polizia locale, Ernesto Pulvirenti ed altre autorità: egli  ha messo in contatto Suela con l’associazione Thamaia . « Il maresciallo Finocchiaro, che ringrazio per la sua  disponibilità, sensibilità e professionalità mi ha assicurato che non sarei rimasta mai da sola». L’associazione Thamai  ha indirizzato Suela dall’assistente sociale del Comune,  Viviana Castiglione:  dopo 18 mesi Suela ha  trovato coraggio di parlare». «Convinta anche dalla frase che spesso leggevo : “ la mafia uccide ed il silenzio anche”. Viviana  che mi dato molto coraggio e conforto e così mi sono decisa a sporgere regolare denuncia» ( il 5 maggio del 2016 ). Le hanno trovato  una casa protetta. L’orco è fuggito in Albania dove Suela ha già ottenuto il divorzio.« Il mio consiglio a tutte le donne che si trovano nella mia stessa condizione  è quello di non avere vergogna a parlare e a chiedere aiuto».

 

 Paolo Licciardello “La Sicilia” del 24 novembre 2017 (pag. 33)

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