«Io e mia madre malata costretti a restare lontani dalla Sicilia». Viagrande. La loro odissea è finita pochi giorni fa, dopo il rientro e la quarantena, anche se mai contagiati.

Angela e Antonio, madre e figlio, viagrandesi, senza essere contagiati da Covid 19, sono stati ugualmente costretti a rimanere lontano dai propri familiari per oltre 60 giorni. Antonio ha narrato tutto in una lunga lettera: ecco le parti più importanti di essa. È lo scorso 23 febbraio quando mamma Angela, abbastanza anziana, inizia un ciclo di chemio e radioterapia all’istituto nazionale dei Tumori di Milano. Improvvisamente scatta l’emergenza Covid 19 e ai due saltano tutti i programmi. L’amica milanese che si sarebbe dovuta occupare della mamma non può più farlo, Antonio deve rimanere con la mamma, organizzandosi per un soggiorno imprevisto. «Andavamo tutti i giorni in ospedale – scrive fra l’altro Antonio – con un’enorme paura in quanto nell’istituto, come in tutti gli ospedali, c’erano i reparti Covid 19, quindi oltre al malessere delle terapia si aggiungeva l’ansia per questa pandemia che poteva colpire soggetti più deboli, come mia mamma, e l’ansia per aver lasciato in Sicilia mia moglie Caterina con due bambine Angela di 7 e Greta 2 anni». Ultimati i cicli di terapia i due potrebbero ritornare in Sicilia: ma aerei e treni sono bloccati. Antonio decide di prendere un’auto a noleggio e può farlo solo a Malpensa. Le ristrettezze ai movimenti dei cittadini imposte dai Dpcm, creano ulteriori problemi. Raggiungono Malpensa, ma dopo decine di controlli dei tutori dell’ordine, con rischio per Antonio, di essere denunciato. Presa l’auto a Malpensa, ritorna a Milano, e con mamma Angela – non in perfette condizioni di salute – iniziano, su autostrade, con gli autogrill chiusi, il lungo viaggio per Catania, tanti controlli, comprese le difficoltà per traghettare a Messina. Madre e figlio giungono finalmente a casa, ma non possono vedere nessuno: rimangono in quarantena sino ad un paio di giorni fa quando ricevono entrambi l’esito negativo dei tamponi. «Non dimenticherò mai questa esperienza che mi ha fortificato enormemente – conclude la lettera Antonio – e ho capito come nella vita nulla è programmabile e tutto può succedere».

Paolo Licciardello. “La Sicilia” del 7 maggio 2020 (pag. XII)